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giovedì 21 gennaio 2016

"dammi tre parole"...



Metti un cerchio tra sorelle.
Danze, archetipi e elemento acqua 💦.
Ossa, reni, nella medicina cinese.
Una ricerca di parole guida: una scelta, una donata, una pescata.

domenica 17 gennaio 2016

Qui prodest?

È tutta una questione di prospettiva.
Lo so.

È che da qui, dove sono ora, faccio molta difficoltà a scorgere il panorama completo.
Il volo d'uccello non mi riesce. Ho disertato la lezione che ne parlava.
Quindi mi tocca fare chiarezza a muzzo, che è un po' una contraddizione in termini.

Torno a casa da una giornata passata a lavare i piatti nell'agriturismo che c'è una collina più in là di dove abito.
Normali avventori più una ventina di cacciatori di ritorno da una "girata" (ossia una battuta di caccia a squadre nella riserva).
È una giornata freddina, perciò al rientro accendo la stufa a legna, che è una delle operazioni "croce e delizia" della mia nuova vita. Tuttosommato una gran rottura di c...
Però sono passati 6 anni e mezzo, perciò dovrei farmene una ragione.

Silvia di Labapuá oggi mi ha mandato un messaggio per chiedermi se avessi dei link da consigliare di mettere sul sito che Elena sta risistemando. Sono vicepresidente di questa associazione, ma, al momento, un tantino impegnata altrove.

Domani io e il marito finiremo di mettere i serramenti nel cantiere della nostra casa di paglia nella speranza che si riesca a lavorare all'interno senza che ci si congelino i pensieri.
Ho capito una cosa: quando si costruisce una casa la pazienza non è mai troppa. Se poi uno se la fa da sè, bisogna fare i conti anche con il proprio livello di energia.
Al momento bassino.

Charo mi gira una mail che riguarda un bando Cariplo che la "comunità diffusa" di "resilienti" che abitano qui nei dintorni sta costruendo insieme.
Bello. Molto bello. Dove recupero le forze per questo?



Domani pomeriggio, essendo che è lunedì, ricomincia la mia settimana con George.
L'intrepido vecchietto "autistico" a cui faccio compagnia nella casa di riposo.
Ormai ci conosciamo da un anno.
Senza pause.
Neanche una settimana saltata.
Comincio a non saper più che faccia fare.

E mi domando: riuscirò ad andare il prossimo giovedì al "cerchio della luna" a continuare a fare la bellissima ricerca iniziata con il cerchio delle donne di qui?
Gli archetipi del ciclo di vita di una donna... Gli elementi... Le stagioni....

Ma...
E l'orto, la decrescita, l'autoproduzione, gli animali, l'artigianato e la mistica della vita in campagna????
Dove sono andati a finire????

Al momento non sono pervenuti.
Non appena recupero la modalità "volo d'uccello" riappariranno.

Stay tuned.






martedì 15 luglio 2014

La consolazione della zucchina


Quando ero cittadina, nei momenti di depressione, il mio paradigma era "il sabato sera a casa da sola a ciucciare un filetto di merluzzo surgelato perché sei troppo depressa per cucinarlo davanti alla televisione".
Ricordo ancora con un sorriso quei momenti.
Ma tutti sappiamo bene che non c'è limite al peggio.
Sicchè.

Ora trovo una smodata consolazione nella dimensione delle mie zucchine, che, come sempre, come accade a tutti gli orticoltori, non deludono le aspettative.
Stai un paio di giorni senza considerarle e loro ti ripagano diventando delle clave stile "Flinstone".

Allora per stasera: parmigiana di zucchine.
Fritte sulla mia inseparabile e infaticabile rocket stove.

Un ricordo ancora migliore del filetto di merluzzo ciucciato davanti alla TV!!!



Questo post è dedicato a Paola M. 
E lei sa perché.

sabato 28 giugno 2014

Tomato hubris


I Greci, che la sapevano lunga, definivano hubris quel sentimento di inorgoglimento dell'eroe che non ne sbaglia una, che lo fa finalmente peccare contro gli dei, proprio nel momento in cui si sente più sicuro, quando fa un'impresa che non sarebbe cosa umana.
Avete presente quell'antipatico di Ulisse come si bullava?
Ecco.

Ora che ne so un pochino pochino di orticoltura, comincio a comprendere come la hubris possa essere  un sentimento diffuso fra i "praticanti della zucchina".
E ancora a me va bene, perché mi evito la tracotanza di fertilizzanti e pesticidi.
Posso solo immaginare come sia hubrissato chi usa questi metodi!

Comunque.

Questa volta ho DAVVERO esagerato con i pomodori.
Un po' perché voglio provare nuove varietà (e se al marito piacciono i "cuori di bue", non gliene vuoi comprare 2 piantine?), un po' perché ho trovato nascosti nella dispensa dei semi non ibridati di perini del 2009 e, visto che era il mio primo anno di tentativo di semenzaio, ne ho fatti crescere una quantità  astronomica (non trovate anche voi che il diradamento sia una vera e propria crudeltà?).

Adesso i miei due bancali di orto sinergico sono invasi da questa "piantaccia" (più tutto un terzo nell'orto "grande" che sto avviando).
E la prospettiva di quintali di salsa da preparare non mi rende una donna felice.
Perdipiù passo ore a cercare di governarli in qualche modo.
Il che significa, in sostanza, selve di pali, paletti, file e cordini, che per raggiungere il basilico (che si erge sinergicamente tra i pomodori selvaggi) devo assumere un contorsionista.

Segnalo in proposito un bel post di "Orto di carta" (a tutt'oggi il mio orticoltore preferito...) che riguarda il pomodoro.

E, come dice un mio amico, se volete le passate, passate!

venerdì 20 giugno 2014

La mente nasce selvatica.



L'altro giorno riflettevo sulle cose che mi rendono felice.

(Chi la sa, a questo punto, attacchi con "le cose che piacciono a me" di Julie Andrews, che fa da perfetto sottofondo.)

Un breve saggio:
- cucinare la zuppa di verdure per cena con la rocket stove che si vede in foto e quattro ramoscelli presi dal bosco mentre passeggiavo col cane;
- sedermi in mezzo all'orto (che come lo faccio io è una selva oscura) e ammirare il brulichio della
vita;
- vedere un frutto formarsi dal suo fiore;
- osservare le api che bottinano (o che fanno n'importe quoi);
- vedere i miei animali pelosi che giocano;
- osservare i miei animali pelosi che dormono;
- accorgermi che un trapianto è riuscito;
- imparare a riconoscere un'erba selvatica di estrema utilità;
- fare gli intrugli (la liscivia, il macerato di ortica, le conserve, i liquori ...);
- costruire tutto quello che posso con le mie mani;
- sognare di riuscire a fare un marchingegno per macinare il mais che sto facendo crescere (con una bicicletta... forse);
- scaldarmi con la legna;
- .... e tante altre cose selvatiche (che comprendono anche il marito, tra l'altro) .

Ora.
Sono nata e cresciuta in città.
Come sono arrivata fin qua?
Dove diavolo sono andata a prendere queste attitudini?

Selvatici si nasce.